Miravo nella finestra dei ricordi la me adolescente
quella versione di me così distante, eppure così vicina
un'anima fragile, che aveva solo bisogno di cura
ma più forte di quanto pensasse
avevo tredici anni
ero in una delle piazze più grandi d'Europa
pietrificata, me ne stavo in mezzo alla folla
i passanti giudicavano con lo sguardo, ma non intervenivano
una signora mi guardò disgustata, mentre lui, incoraggiato da amici faceva scorrere le labbra su un corpo pietrificato
come Dio con Erina, cercò di rubarmi un bacio, ma a differenza sua non ci riuscì
mi prese per le braccia con forza
più e più volte
io volevo solo vivere quello che avevano vissuto le mie amiche
ma mi ritrovai ad essere intrappolata all'aperto
senza sbarre
solo con un corpo in tensione
nel prato senza erba
mi sentii
senza voce
senza respiro
senza forza per camminare
solo il volto continuavo a scostare
passarono anni
ero cresciuta
ormai avevo raggiunto i miei 17 anni
mi ritrovai riversa su un letto in cui non volevo stare
la febbre alta
la stanchezza
e lui come Takumi con Hachi, incurante della volontà del partner
prese il mio corpo silenzioso e lo fece suo
e lo sottomise al suo volere
non c'era consenso, ma solo silenzio
col passare del tempo divenne quasi la mia unica persona
le mie amiche per lui erano tutte delle stronze
finchè un giorno d'estate decisi di andare a ballare libera
in mezzo alle persone
ma il giorno dopo per gelosia tu presi posizione
e lui mi piazzò in faccia un bel ceffone
da lì crepò la relazione
nel momento in cui cercai invano di andare sopra a quell'azione
con l'inizio dell'università iniziai a scoprire il mondo
e decisi di concludere la mia infelicità in un secondo
a distanza di anni mi capitò di leggere del caso Turetta
e mi resi conto di quante similitudini ci fossero con quella vecchia relazione maledetta
così scrivo questa poesia, perché finalmente ne riesco a parlare
perché con altre persone ho capito cosa volesse dire davvero amare